I 6 Must della Birmania

Oggi voliamo in Birmania (o Myanmar), un paese che per circa mezzo secolo ha vissuto sotto il giogo della dittatura militare e che solo da pochi anni consente ai viaggiatori il privilegio di scoprirlo, conoscerlo e amarlo in “libertà”. Un paese da visitare quanto prima per poterlo cogliere nella sua essenza, spiritualità e autenticità. Un paese da cui, sicuramente, non tornerai come sei partito. Il paese delle mille pagode e dei mille sorrisi, come lo definiscono i più, che io vi racconterò attraverso i suoi must!

1. LA SHWEDAGON PAGODA DI YANGON

Uno dei must della Birmania è la Shwedagon Pagoda di Yangon, il centro buddhista più importante del paese nonché uno dei più rilevanti di tutto il sud-est asiatico.
La bellezza della Shwedagon Pagoda è inenarrabile! Un complesso religioso dalle origini leggendarie la cui punta di diamante è costituita dallo stupa interamente ricoperto d’oro e incastonato di diamanti e pietre preziose che svetta a 98 metri d’altezza, visibile da tutta la città. A farle da vassalli, una settantina di templi e santuari e sfilze di pellegrini che si recano a rendere omaggio alle reliquie dei quattro Buddha conservate al suo interno.Birmania shwedagon pagoda
E sebbene io sia un’atea conclamata riconosco che l’atmosfera che si respira alla Shwedagon Pagoda è decisamente mistica, specialmente al tramonto quando lo stupa assorbe gli ultimi raggi di sole e brilla di luce propria.itinerario per visitare birmania

2. IL LAGO INLE

Il secondo must della Birmania è il lago Inle. Un altro luogo dalla bellezza disarmante in cui regnano sovrane pace e tranquillità!lago inle myanmar
Scivolare a bordo di una piroga che svolazza leggiadra di villaggio in villaggio sulle acque del lago è un viaggio nel viaggio che regala immagini surrealiste: l’atmosfera è a dir poco poetica e il paesaggio… un quadro vivente! Orti e mercati galleggianti, stupa dorati che spuntano come funghi sotto i vostri occhi, monasteri, laboratori di artigianato locale e, dulcis in fundo, gli Inta, i pescatori che popolano il lago Inle e che remano, e pescano, su una gamba sola!
Unica nota dolente, le donne giraffa dell’etnia Padaung che oltre a essere fisicamente martoriate – il peso degli anelli che circondano collo, braccia e caviglie può raggiungere i venticinque chilogrammi – sono oggetto di curiosità alla stregua di un animale in gabbia.donna giraffa Birmania

3. LA MISTICA BAGAN

Chi non ha mai sentito parlare di Bagan? Un luogo mistico, leggendario, idilliaco, quasi irreale di cui ci si innamora al primo sguardo.
Immaginate lo scenario: una piana di circa quaranta chilometri quadrati disseminata di pagode che si ergono sontuose in mezzo alla vegetazione! Ai tempi del suo apogeo, tra il XI e il XIII secolo, Bagan – che sorge sulla riva orientale del fiume Ayeyarwady, nella Birmania centrale – contava circa quattromila templi ma oggi, a dir tanto, ne sono rimasti duemila di cui molti danneggiati dal terremoto che ha colpito il paese non più di un mese addietro.buddha bagan myanmar
I templi di Bagan sono tutti di una bellezza stratosferica: una particolare attenzione meritano la Paya Shwezigan, una delle strutture più sacre e significative del sito nonché la prima ad aver ospitato tra le sue mura immagini dei Nats (spiriti buddhisti con il potere del bene e del male), e il Patho Ananda, un capolavoro simmetrico che incarna lo stile architettonico Mon e riflette chiaramente il passaggio dal primo periodo a quello intermedio nell’architettura del centro religioso.
Ma il vero must di Bagan è il tramonto: migliaia di pagode si eclissano sotto il cielo rosso fuoco che sfuma in tonalità sempre più tenui sprigionando nell’aria un senso di pace infinita.che cosa vedere in birmania

4. I DINTORNI DI MANDALAY

La cosa più logica da fare, se si dispone di pochi giorni, è un itinerario che parte da Yangon e termina a Mandalay, o viceversa!
La città in sé – nonostante sia stata l’ultima capitale imperiale della Birmania prima che i britannici spostassero la sede del governo a Rangoon – non offre nulla di memorabile. Dall’apertura della Birmania al mondo esterno, Mandalay assomiglia sempre più a una metropoli economica. Tuttavia merita una visita per i suoi dintorni: Sagaing Hill, Inwa, Mingun e, non ultimo, Amarapura che ospita il ponte U-Bein, il ponte in teak più lungo al mondo. Milleduecento metri di legno che uniscono le due sponde del lago Taungthaman: il tramonto, come sempre, è il momento migliore per respirare la spiritualità del luogo.

ponte-u-bein

mingun birmania

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5. LA GOLDEN ROCK

Un altro posto di singolare bellezza è la Golden Rock, conosciuta anche come Pagoda Kyaiktiyo dal nome del monte su cui si erge. Un enorme macigno interamente ricoperto di foglie d’oro sovrastato da uno stupa di sette metri che convoglia a sé pellegrini da tutto il paese.
Ancora una volta il momento più suggestivo è il tardo pomeriggio quando la pietra d’oro si accende dei colori del tramonto con un’aureola di frammenti di fogli d’oro che le svolazzano attorno, tra il profumo d’incenso e le preghiere dei pellegrini.
Un luogo incredibile in cui misticismo, poesia e suggestione si mescolano alla leggenda secondo la quale la Golden Rock si manterrebbe in equilibrio grazie a una ciocca di capelli del Buddha custodita sotto la sacra pietra.
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6. LA DISTRIBUZIONE DEL PASTO AI MONACI

La distribuzione del pasto ai monaci è, secondo me, il vero must della Birmania! Incontrare monaci per strada è all’ordine del giorno considerato che il paese è fortemente impregnato dalla religione buddista ma vederli tutti insieme, in fila indiana, avvolti nell’abito amaranto con la ciotola in mano per ricevere l’ultimo pasto della giornata, quello delle undici, è una scena suggestiva ed emozionante che scalda il cuore e rinvigorisce lo spirito.monaci buddhisti in birmania
Ora, questo è solo un piccolo assaggio di quel che un paese come la Birmania è in grado di offrire. Una delle esperienze che avrei fatto volentieri e che, per mancanza di tempo, rimarrà un sogno è risalire il fiume Ayeyarwady in barca per assaporare lentamente lo scorrere della vita quotidiana nella Birmania rurale. E visto che di fiumi nella mia vita ne ho navigati parecchi, ci metto la mano sul fuoco che lasciare Bagan e raggiungere Mandalay a bordo di una barca è un altro dei must della Birmania. Uno dei tanti d’altronde.

Traduttrice, blogger e giornalista affetta da un’inguaribile wanderlust, ama tutti i mezzi di locomozione purché la conducano verso nuovi lidi…

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