L’oro nero colombiano: il caffè del Quindio

Colombia: un tour nel cuore dell'Eje Cafetero per scoprire tutti i segreti del caffè.

Armonia. Questa è la prima parola che mi viene in mente quando penso al Quindio.

piantagioni di caffé colombia

Foto di Diana LaGlobetrotter

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Foto di Diana LaGlobetrotter

Siamo nel sud della Colombia, in una zona che ammalia i visitatori per i suoi paesaggi verdeggianti, i pittoreschi villaggi, la Valle del Cocora con la silhouette della Palma di Cera – il simbolo nazionale del paese – che si innalza altezzosa fino a raggiungere i 70 metri di altezza, il Parque Nacional Los Nevados sullo sfondo e, non ultima, la serie impressionante di piantagioni che si susseguono a perdita d’occhio dinanzi a noi. Per intenderci… piantagioni di caffè, non di coca!
Non so voi ma io sono caffeina addict e non affronto mai un lungo viaggio senza la mia moka. Perché purtroppo, per quanto buona possa essere la qualità del caffè locale, è decisamente difficile fuori dall’Italia riuscire a gustarne uno decente. So bene che il buon viaggiatore è quello che abbraccia in toto la cultura e la gastronomia locale ma io senza caffè proprio non carburo, che volete che vi dica?
In Colombia, dove il caffè rappresenta uno dei prodotti di esportazione più importanti per l’economia nazionale, si beve il tinto. Il nome è alquanto eloquente: acqua tinta di marrone dal remoto retrogusto di caffè, dannatamente dolce e bollente, servita a ogni angolo della strada da venditori ambulanti che girano con un carrellino dotato di thermos e bicchierini di plastica! Con tutto l’amore che provo per la Colombia, questo mi pare un vero e proprio oltraggio al caffè!

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Foto di Diana LaGlobetrotter

Ma bando alle ciance e torniamo al nostro Quindio che, insieme ai dipartimenti di Caldas e Risaralda, alla zona nord della Valle del Cauca e a quella nord occidentale del Tulima, fa parte dell’Eje Cafetero, una regione che per la conformazione geologica del territorio e le condizioni climatiche favorevoli ha fatto della Colombia il secondo produttore mondiale di caffè subito dopo il Brasile. Pensate che un territorio pari all’1% dell’intera nazione produce il 10% dell’offerta mondiale di caffè. Una miniera d’oro…
Un viaggio nel Quindio è un’immersione in un mondo di colori, sapori e odori che può essere definita solo come effervescenza dei sensi. E dopo questo viaggio il caffè – che per molti di noi, diciamolo, è una sorta di droga legalizzata – non avrà più segreti!
Dovete sapere che la zona dell’Eje Cafetero, e il dipartimento del Quindio in particolare, pullula di fincas (aziende agricole) che offrono tour guidati delle loro piantagioni. Il mio consiglio è quello di sceglierne una dalle dimensioni modeste, non dico a conduzione familiare ma quasi. E non solo perché così aiuterete le piccole realtà locali a discapito delle grandi haciendas che riforniscono le multinazionali ma anche e soprattutto perché avrete la possibilità di entrare “in intimità” con il processo di produzione del caffè.
Il mio viaggio nel mondo del caffè ha luogo nella finca di Don Elia, a pochi chilometri da Salento.

produzione caffè Colombia

Foto di Diana LaGlobetrotter

Il tour inizia con la visita della piantagione: Don Elia mi mostra le differenti qualità di caffè coltivate sulla sua terra e accenna ai problemi che affliggono i produttori locali. Tra questi la Roya (ruggine del grano) detiene il primato! Una vera e propria piaga che se non viene trattata adeguatamente rischia di danneggiare l’intero raccolto. Mentre Don Elia racconta la Rava e la Fava io, non mi vergogno a dirlo, gongolo come un bimbo che scopre l’acqua calda: pur bevendo caffè quotidianamente da oltre vent’anni non ho mai toccato con mano la pianta e la trovo bellissima!

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Foto di Diana LaGlobetrotter

Dallo splendore della pianta all’amaro retrogusto del caffè. In senso lato ovviamente… Perché alla sua presentazione segue la fase della raccolta. Superfluo dire che nelle piantagioni si lavora duro e che la raccolta, in particolare, è decisamente estenuante sia in termini di prestanza fisica che di orari. Osservo gli uomini di Don Elia che riempiono di chicchi gialli e rossi i secchi legati in vita. Lavorano alla velocità della luce, senza perdere nemmeno un minuto, e la domanda sorge spontanea. Quale sarà il loro salario considerato che in Colombia un professionista guadagna mediamente 500$ al mese? Mi si stringe lo stomaco e non ho il coraggio di formulare la domanda, il caffè amaro non lo digerisco proprio!

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Foto di Diana LaGlobetrotter

Riprendo il mio tour nel mondo del caffè e passo dalla fase della raccolta a quella della fermentazione. L’odore che si propaga nella stanza è nauseante e rende l’aria irrespirabile per cui esco e mi perdo con lo sguardo tra i chicchi di caffè stesi al suolo ad asciugare. Don Elia mi raggiunge alle spalle e mi spiega che una volta fermentati i chicchi vengono lavati, fatti seccare, spazzolati e, infine, tostati. Dopodiché si procede all’imballaggio per il trasporto.
Per concludere il tour Don Elia mi invita in casa dove si diffonde l’aroma fresco del caffè appena macinato e mi offre in degustazione una delle bevande più conviviali al mondo preparata con tutti i crismi! Nulla a che vedere con il tinto che va per la maggior in Colombia perché per Don Elia, che è un buon intenditore, il caffè ha lo stesso valore dell’oro…

valle cocora colombia

Foto di Diana La Globetrotter

Traduttrice, blogger e giornalista affetta da un’inguaribile wanderlust, ama tutti i mezzi di locomozione purché la conducano verso nuovi lidi…

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